Memorie di ferro

12 luglio 2014 cadeva a terra uno dei tralicci della vecchia seggiovia che per anni aveva collegato la frazione di Barzizza al Monte Farno.
Perche’ farlo cadere?
Per ridare forma e contenuto, soprattutto contenuto, ad un oggetto rimasto immobile per anni.
Perche’ si potesse restituire alla memoria delle persone un momento della loro esperienza sospesa.
Perche’ il tempo non si portasse via una parte della nostra storia senza che nessuno avesse fatto nulla.
La lavorazione
La lavorazione del traliccio non è stata sicuramente cosa facile. Dopo essere stato trasportato in officina, è stato ulteriormente smontato, tagliato, levigato, girato (con un muletto), saldato. Insomma, c’è voluta una buona dose di fantasia progettuale e di perseveranza per arrivare al risultato finale.

Lo smontaggio
Lo smontaggio è stata la cosa forse più semplice di tutta questa avventura: il traliccio delle seggiovia era ancorato a terra con doppi dadi su barre filettate da venti mm. E’ stato sufficiente munirsi di avvitatore idraulico, qualche chiave inglese ed un immancabile piede di porco per la discesa. Da quando sono stati svitati tutti i dadi, all’atterraggio a terra, sono trascorsi circa 3 secondi.









L’idea che ha da subito caratterizzato l’intera opera di lavorazione è stata questa: ridare nuova forma al traliccio conservandone le caratteristiche strutturali in modo tale si potesse capire da dove arrivasse. Non è stato per nulla facile; in primis per la mole. Si è stimato che il peso complessivo fosse superiore alle tre tonnellate. In secondo luogo per lo spessore dei suoi elementi; nulla della sua struttura scende al di sotto del centimetro di spessore.Queste due certezze hanno necessariamente guidato l’intero lavoro e hanno portato alla creazione di due tavoli e di un alfabeto composto esclusivamente con gli angolari del traliccio.
Il risultato





